Intervento del Sottosegretario agli Affari Esteri On. Margherita Boniver alla tavola Rotonda sul tema "Caucaso del Sud : stabilità e sicurezza nella regione" Roma, 19 ottobre 2004 PDF Stampa E-mail

1. È per me motivo di grande piacere essere oggi all’ “Associazione della Stampa Estera” , in rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri, e prendere parte a questa Tavola Rotonda che ha come “leading speaker” una personalità internazionalmente conosciuta ed apprezzata ed anche un  mio vecchio amico, il Ministro degli Esteri armeno Vardan Oskanjan, e che vede qui riuniti altri noti specialisti ed esperti di un’area geografica - il Caucaso meridionale – che conosco e verso la quale nutro particolare interesse.

2. Nel corso degli ultimi anni, infatti ho svolto varie missioni in quella Regione, motivate in primo luogo proprio della consapevolezza della crescente rilevanza geo-strategica dell’area e dalla collegata necessità che anche l’Italia, al pari dei maggiori partner europei, elevasse il suo grado di attenzione verso quella parte del mondo.  A distanza di qualche tempo, ho il piacere e la soddisfazione di constatare che il mio “appello” è stato raccolto dalle nostre istanze governative e parlamentari (su questo secondo aspetto il Presidente Selva potrà, senza dubbio, essere più dettagliato) e si sta  traducendo  in realtà.

3. L’intensificato interesse che il nostro Paese attribuisce al Caucaso trova, infatti, puntuale conferma nei più recenti incontri politici ad alto livello. Il Ministro Frattini si è recato  a Tbilisi nel giugno scorso; io stessa ho accolto due settimane fa a Roma il Ministro  azero, Mammadyarov, e ieri il Ministro Oskanian, ambedue incontri molto produttivi di indicazioni sul futuro della collaborazione bilaterale. Nel giro di pochi mesi –cioè nel primo trimestre del 2005– sono attesi in visite ufficiali, a Roma ed in altre città della Penisola, i Presidenti dei tre paesi, per incontri con i massimi vertici istituzionali italiani.

4. Questi eventi  si inseriscono in un quadro di rapporti  ormai consolidato con i tre Paesi dell’area caucasica, che mi piace definire di “dialogo rafforzato” e che trae origine dall’apertura delle nostre Ambasciate a Baku (nel 1997) e, successivamente, a Jerevan e Tbilisi (nel 2000). A questo proposito, vorrei anche sottolineare come particolarmente significativo -soprattutto perché intervenuto in un periodo, come l’attuale, di contrazione delle risorse finanziarie pubbliche- il notevole impegno profuso dal MAE sul piano del rafforzamento di quelle Sedi.

5. Proprio tali decisioni -nelle quali non nego l’esistenza di un mio diretto e fattivo interessamento-  ribadiscono l’interesse italiano a intensificare i rapporti bilaterali con le tre Capitali regionali, sia sul versante politico (su cui esiste già oggi una grande affinità di vedute) che su quello economico-commerciale. Una cifra mi sembra indicativa: nel triennio compreso fra il 2000 al 2003, l’interscambio tra l’Italia ed i complesso dei Paesi caucasici è cresciuto del 30%, superando -lo scorso anno- la ragguardevole somma di 850 milioni di euro. Consci delle ulteriori potenzialità esistenti fra sistemi economici sostanzialmente complementari, come quello italiano e dei tre Paesi dell’area, intendiamo  proseguire lungo questo cammino e contribuire all’ampliamento del quadro normativo di riferimento, promuovendo la creazione nei tre Stati di altrettanti “Fori di Cooperazione”, destinati ad appoggiare ed a completare l’attività svolta dalle nostre Ambasciate. Conterei di perfezionare tali nuovi strumenti giuridici nel corso di una nuova missione nell’area , prevista ancora entro fine 2004.

6. Vorrei ancora qui brevemente evidenziare l’apporto dell’Italia -particolarmente “qualificato” nel corso del recente Semestre di Presidenza, ma proseguito con uguale vigore sino ad oggi- alla “marcia di avvicinamento” all’Europa ed alle sue Istituzioni avviata, anche se con ritmi non necessariamente coincidenti, dai tre Paesi caucasici. La Presidenza italiana ha proceduto alla nomina del primo Rappresentante Speciale per il Caucaso dell’UE, il finlandese Amb. Heikki Talvitie, designato come coordinatore dell’ azione “a 25” finalizzata alla realizzazione nella Regione di riforme politiche ed economiche, alla prevenzione dei conflitti o alla loro risoluzione, all’assistenza ai rifugiati ed agli sfollati interni ed allo sviluppo della cooperazione interregionale.

7. Sempre in ambito europeo non posso poi non ricordare, anche perché fortemente voluta dall’Italia, la decisione del Consiglio Europeo del 17 giugno 2004 di includere i Paesi del Caucaso Meridionale nella cosiddetta “Politica Europea di Vicinato”, la nuova strategia dell’Unione volta ad approfondire l’integrazione economica e la cooperazione politica con i nuovi vicini orientali e meridionali dell’Europa allargata. Questa politica prospetta per quelle  Capitali nuove e più articolate forme di cooperazione con l’UE , di cui le stesse hanno già manifestato l’intenzione di servirsi.   In tale ottica   mi auguro che la realizzazione di “percorsi virtuosi”, in grado di produrre progressi sempre più concreti sul piano della democratizzazione interna e dell’attuazione del libero mercato, abbia favorevoli ripercussioni anche sulla serie di nodi irrisolti che, a tutt’oggi, pesano sulla Regione, condizionandone -inevitabilmente- sia la stabilità  politica complessiva che le prospettive di ulteriore sviluppo economico.

8. Proprio in relazione a queste persistenti aree di crisi, i cosiddetti “conflitti congelati” (Nagornj Karabakh, Ossezia Meridionale, Abkhazia), sui quali non intendo dilungarmi in quanto già ampiamente noti e dei quali seguiamo tutti con grande attenzione le altalenanti evoluzioni, ci sono due  aspetti sui quali mi preme soffermarmi:

Innanzitutto la convinzione che le protratte fasi di impasse che attualmente li caratterizzano, e che minacciano di cronicizzarsi, possano essere superate solo attraverso un dialogo aperto e costruttivo e la reciproca disponibilità al compromesso: l’arroccamento su posizioni di intransigenza rende infatti impossibile l’individuazione di qualunque sbocco negoziale. Sono anche convinta del fatto che una sostenuta crescita economica del complesso della Regione caucasica possa svolgere un ruolo probabilmente decisivo per favorire il raggiungimento delle intese, stemperando anche le diffidenze ed i risentimenti indubbiamenti esistenti a livello di opinione pubbliche interne. Di grande rilievo, per il successo delle trattative, mi sembra anche l’associazione, agli sforzi collettivi, di altri “major players” dell’area, in primo luogo della Russia.

In secondo luogo la certezza che la comunità internazionale, in particolare l’OSCE già attiva con il "Gruppo di Minsk" e l'ONU, sono pronte a fare la propria parte. La stessa Unione Europea ed i singoli suoi membri sono sicuramente  disponibili  ad un più attivo coinvolgimento, ma soprattutto attendono l’uscita dall’impasse costituita dalla situazione concernente il Nagorno Karabakh , per avviare forme compiute di collaborazione, di ravvicinamento, di  investimenti.

9. Da parte sua, l’Italia continuerà ad essere attiva e disponibile, sia sul piano multi- che su quello bilaterale, offrendo ai Governi caucasici la propria amicizia, la propria assistenza e, qualora richiesta, anche la propria diretta esperienza nello specifico settore della tutela delle minoranze, che vede – come noto– il nostro Paese all’avanguardia in Europa sul piano della tutela dei diritti di quelle comunità.

È con questo auspicio, gentile Ministro Oskanian, che concludo questo mio intervento ringraziandoLa ancora una volta di avere voluto essere qui con noi.  
 
{alt}