Intervento del Sottosegretario Margherita Boniver alla Conferenza su“Patrimonio culturale e Partenariato Interregionale nel Mediterraneo” Palermo, 14-15 novembre 2003 PDF Stampa E-mail
Signore e Signori,

sono lieta di rivolgervi un caloroso saluto a nome del Governo italiano, che  sono oggi qui a rappresentare. Questa Conferenza cade in un  momento particolare, alla vigilia cioè della riunione euro-mediterranea dei Ministri degli Esteri a Napoli, evento culminante della Presidenza italiana.

Il Governo italiano è determinato a far sì che l’appuntamento di Napoli rappresenti un punto di svolta per dare nuovo impulso al Processo di Barcellona su alcuni aspetti qualificanti, non ultimo quello di coinvolgere sempre più le Regioni e le Autonomie locali di tutti i Paesi che si riconoscono in un dialogo avviato otto anni or sono e bisognoso di rinnovati sforzi per superare le innegabili difficoltà che ne hanno sino ad ora rallentato il cammino.

Il Ministero degli Affari Esteri italiano ha promosso, per primo in Europa, l'inserimento dei processi di internazionalizzazione tra le politiche di sviluppo regionale. In tal modo, risorse significative sono state introdotte nei programmi finanziari dell'Unione Europea per il Mezzogiorno, allo scopo di promuovere i rapporti con l'estero delle Regioni non solo in campo economico, ma anche in campo istituzionale e culturale. E’ stato così possibile svolgere specifici programmi di assistenza tecnica, uno dei quali ha concorso alla realizzazione di questa Conferenza.

Anche da Bruxelles giungono segnali univoci circa la determinazione di sviluppare tutti gli strumenti disponibili per la ricerca di sempre più strette forme di collaborazione e partenariato. I documenti elaborati sulle prospettive della “Europa allargata” e della “Prossimità” costituiscono elementi di rilievo per facilitare il conseguimento degli obiettivi della Dichiarazione di Barcellona. La nuova politica sosterrà gli sforzi dei partners mediterranei per assicurare coesione sociale e dinamica economica ed ottenere sostanziali progressi nella realizzazione delle riforme necessarie per acquisire i benefici del libero scambio. In particolare, i piani nazionali di azione della “Europa allargata” costituiranno i catalizzatori di una più dinamica ed ambiziosa attuazione del Processo di Barcellona.

La politica e lo strumento della “Europa allargata” e della “Prossimità”, ai quali la Conferenza Euromediterranea fa riferimento, sono fondati sulla consapevolezza che la capacità dell’Unione di garantire ai suoi cittadini sicurezza, stabilità e sviluppo sostenibile sarà indissociabile dalla sua volontà di intensificare la cooperazione con i paesi limitrofi. In particolare, in considerazione dei legami sociali, economici e culturali che uniscono le comunità che vivono lungo le frontiere esterne dell’Unione, vanno sostenuti i contatti transfrontalieri a livello regionale e locale, rafforzando gli scambi ed intensificando la collaborazione nel campo economico, sociale, culturale ed educativo. La cooperazione regionale e transfrontaliera rivestirà, quindi, un ruolo essenziale per l’attuazione di questa politica.

Sul piano più immediatamente operativo non può non essere segnalata la proposta di avviare a partire dal 2004  i Programmi di Prossimità messi a punto congiuntamente dai soggetti interessati delle zone confinanti. Nel preparare tali iniziative si garantirà il coordinamento con altri programmi di cooperazione in corso e la piena coerenza con i pertinenti documenti di strategia nazionale e regionale. I programmi di prossimità comporteranno singoli progetti da condurre su entrambi i versanti del confine. Le componenti interne ed esterne di ciascun progetto non saranno pertanto attuate consecutivamente o separatamente, bensì contemporaneamente. La realizzazione di programmi concreti, affidati all’iniziativa ed alle capacità di regioni accomunate intorno ad interessi condivisi, rappresenterà indubbiamente un salto di qualità che vogliamo compiere in direzione di un comune futuro di stabilità e sviluppo.

In un tale contesto l’evento odierno rappresenta una scadenza importante, soprattutto per il settore della cultura, che vi vede in questa sede impegnati in una riflessione. Il Governo italiano ha infatti profuso i propri sforzi, già nei mesi che hanno preceduto il Semestre, per il varo di un’iniziativa che vedrà appunto la luce a Napoli. Un’iniziativa che, come potete immaginare, è stata il frutto di un complesso e non facile percorso negoziale.

Mi riferisco, naturalmente, alla Fondazione euro-mediterranea per il dialogo fra le culture e le civiltà. Progetto che nasce proprio con l’intento di imprimere un impulso decisivo allo scambio, una spinta alla reciproca conoscenza fra le culture del Mediterraneo, armonizzando le diverse componenti di civiltà espressione dei Paesi che vi fanno parte. Un progetto che ha una chiara valenza politica, oltre che culturale, verso cui abbiamo ragione di riporre  grandi aspettative.

Il Mediterraneo ci pone oggi di fronte a una realtà dalle molte sfaccettature e in evoluzione, ove non pochi sono, come sappiamo, gli elementi di conflittualità. La cultura, intesa come fattore di incontro e dialogo fra le popolazioni, riflesso della società civile, può, dunque, essere il terreno fertile entro cui assorbire i contrasti.

Ma sul tema del patrimonio culturale mediterraneo, vorrei ancora sottolineare che esso costituisce, fin dall’avvio del Processo di Barcellona, uno dei settori prioritari del Partenariato. Ne sono testimonianza i programmi regionali  che si richiamano al Piano d’azione per il dialogo fra culture e civiltà. Con un approccio orientato alla salvaguardia delle comuni radici, a partire quindi da quanto già esiste ed è sedimentato, ma al tempo stesso pronto a cogliere le sollecitazioni del presente, aggregandole e incanalandole verso percorsi progettuali condivisi. Iniziative che hanno registrato un diffuso interesse perché ispirate al principio di promuovere una gestione integrata dei saperi e una condivisione delle esperienze maturate nei rispettivi contesti nazionali.

Voglio qui citare l’esempio di Heritage, ideato e lanciato proprio per aumentare le capacità dei partners mediterranei nella gestione e valorizzazione del loro patrimonio culturale. Un programma che ha evidenziato fin da subito un significativo coinvolgimento del nostro Paese, già a Bologna nel ’97 con la prima riunione dei Ministri della Cultura che ne avevano fissato le linee-guida e poi nei vari progetti a guida italiana che si sono succeduti. Ciò non è evidentemente casuale, perché  l’Italia dispone di un conoscenze ed esperienze altamente specializzate e consolidate nel campo della salvaguardia del patrimonio culturale che va dalla tutela e catalogazione del bene fino al restauro.

Ma penso anche, in tempi più recenti al programma Tempus sull’istruzione superiore, da meno di un anno esteso all’area mediterranea. Numerose  infatti risultano essere le proposte presentate da consorzi di Università del Mediterraneo in tema di patrimonio culturale. Ad attestare l’attenzione con cui le istituzioni educative guardano alla formazione di nuove professionalità in questo settore.

Sono certa che da queste due giornate di approfondimento sui beni culturali  potranno emergere ulteriori indicazioni per il futuro. Un lavoro preliminare di sensibilizzazione fra le due sponde è stato avviato, e non è poco. Ma resta ancora molta strada da fare poiché immenso è il patrimonio comune anche solo da censire. Una sfida che richiederà un duplice impegno sul piano della ricerca e della catalogazione.

Convinta che questa sfida sarà certamente colta in tutto il suo valore e la sua complessità, vi auguro  buon lavoro.

 
{alt}