Discorso dell’On. Boniver 112.ma Sessione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa Strasburgo, 15 maggio 2003 PDF Stampa E-mail

(PRIMA PARTE)

 

Signor Presidente,
Signor Segretario Generale,
Cari Colleghi,

Permettetemi in primo luogo di formulare alla Serbia e Montenegro le più vive congratulazioni per il suo ingresso nel Consiglio d'Europa, circostanza per noi tanto più significativa in quanto l'Italia si è sempre fortemente adoperata in favore dell'ammissione, nella certezza che essa potrà offrire un fondamentale contributo sia alla stabilità del Paese e della regione balcanica nel suo complesso che al rafforzamento dei principi di libertà e di democrazia.

Fra poche settimane l'Italia assumerà l'impegnativo ruolo di Presidente di turno dell'Unione Europea. Si tratta di un compito di straordinario valore politico cui l'Italia intende dedicarsi con impegno e determinazione. L'azione della Presidenza italiana dell'Unione Europea sarà ispirata a cinque obiettivi strategici: infondere fiducia e dinamismo nell'Unione Ampliata, assicurando la piena partecipazione dei nuovi Stati membri ai lavori del Consiglio; concludere la Conferenza Inter-Governativa con la  trasformazione degli attuali trattati in un testo di carattere costituzionale che renda più efficienti i meccanismi e avvicini i cittadini all’Unione; accrescere la competitività delle nostre economie e rilanciare la politica delle infrastrutture e in particolare delle grandi reti di trasporti transeuropee; rafforzare l'azione dell'Unione Europea sulla scena internazionale al servizio della pace, della giustizia e della stabilità; assicurare ai nostri cittadini uno spazio di libertà e sicurezza, segnatamente sui temi dell’intensificazione della lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani, e della regolazione dei flussi migratori.

Si tratta di un'azione ad ampio raggio nella cui essenza trova spazio la promozione dei comuni valori europei quali la piena protezione dei diritti degli individui, democrazia e Stato di Diritto, valori che sono condivisi nel Consiglio d'Europa da 45 Paesi del Continente.

L'Italia è fortemente impegnata a che questi valori possano trovare un consistente e comune denominatore nella  collaborazione e nel coordinamento sempre più stretto fra il Consiglio d'Europa e l'Unione Europea. Il complesso mosaico dei Trattati e Convenzioni dell'Organizzazione di Strasburgo costituisce uno straordinario patrimonio giuridico che occorre non solo salvaguardare ma in alcuni casi anche ulteriormente arricchire. Penso ad esempio alla tematica delle Autonomie Regionali, per la quale l’Italia sostiene la necessità di proseguire i lavori per l’elaborazione di uno strumento giuridico da parte del competente Comitato del Consiglio d’Europa. A questo riguardo l’Italia, nel corso della Conferenza ministeriale di Helsinki del giugno 2002, ha espresso la sua preferenza per l’adozione di una Convenzione.

L'attuale fase storica in Europa è contraddistinta da straordinari mutamenti di portata epocale. La vertiginosa sequenza di eventi che abbiamo vissuto negli ultimi 15 anni e che stiamo tuttora vivendo, fornisce, in chiave dinamica, lo strumento per interpretare ed affrontare con lungimiranza le sfide del futuro. In tale ottica occorrerà che il Consiglio d'Europa, la più antica Organizzazione europea e l’unica autenticamente paneuropea, sappia guardare avanti, sappia anticipare, come ha fatto fin dalla caduta del muro di Berlino, i nuovi orientamenti politici del nostro continente, salvaguardando l'essenza dei suoi obiettivi statutari, in primo luogo la protezione dei Diritti dell'Uomo e la tutela della democrazia.

L’azione del Consiglio d’Europa potrà essere tanto più efficace in quanto essa riuscirà a coordinarsi e a integrarsi, ove possibile ed auspicabile, con l’azione, oltre che dell’Unione Europea, anche dell’OSCE sulle grandi sfide che attendono l’Europa del 21.mo secolo, a partire da quelli inerenti la pacifica convivenza e il mutuo rispetto tra diversi nel fronteggiare risolutamente le tensioni razziali, religiose ed etniche. Riteniamo che tale coordinamento, tenendo presenti i diversi ambiti statutari, vada esercitato con sempre maggiore organicità, attenzione ed efficacia nell’intento di valorizzare al  massimo le potenzialità di ciascuna delle Organizzazioni.

Anche il III° Summit dei Capi di Stato e di Governo, che auspichiamo possa avere luogo alla fine del 2004 o inizio del  2005 potrà fornire nuova linfa alle attività del Consiglio d’Europa, come è avvenuto per i precedenti vertici di Vienna e di Strasburgo che hanno segnato importanti progressi nell’attività dell’Organizzazione: penso ad esempio all’adozione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali, all’accesso diretto alla Corte Europea di Giustizia e all’istituzione del Commissario per i diritti dell’uomo. Siamo convinti che il III° Vertice rappresenterà non solo un momento qualificante della vita dell'Organizzazione di Strasburgo ma offrirà l'occasione per indicare nuovi indirizzi e fornire nuovi input politici, rilanciandone il ruolo e l'immagine in relazione alle sfide ed ai profondi mutamenti che si imporranno nel continente fin dai prossimi mesi.

Grazie

(SECONDA PARTE)

Mezzi per garantire l’efficacia  del sistema di garanzia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo Azione del Consiglio d’Europa contro il traffico di esseri umani, promozione della libera circolazione delle persone e lotta al terrorismo

Signor Presidente,
Signor Segretario Generale,
Cari Colleghi,

Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno nella Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e nel diritto di ricorso individuale un meccanismo unico di tutela dei diritti dei cittadini ed uno strumento di straordinaria conquista civile e democratica che intendiamo assolutamente salvaguardare. Ma la massa di ricorsi pendenti, sebbene testimoni l’enorme popolarità acquisita negli anni dal meccanismo di protezione dei diritti dell’uomo, rischia oggi paradossalmente di paralizzare il funzionamento della Corte, rendendo meramente teorico il diritto di ricorso individuale.

Le proposte di modifica della Convenzione dei Diritti dell’Uomo, in particolare degli articoli 28 e 35, salvaguardando l’essenza del diritto di ricorso individuale, consentiranno di rendere più ‘’scorrevole’’ il sistema. Consideriamo infatti che il diritto di ricorso individuale implica il diritto ad ottenere una risposta giudiziaria in tempi ragionevoli e proporzionata all’importanza della posta in gioco. Auspichiamo dunque che la riforma di tali articoli possa entrare in vigore rapidamente.

L’Italia guarda con interesse anche alle altre proposte presentate. In particolare, considera prioritario l’accrescimento dei livelli di protezione dei diritti fondamentali in ambito nazionale, conformemente all’articolo 1 della Convenzione e coerentemente con il principio di sussidiarietà, e ritiene che ogni sforzo debba essere posto in essere per una pronta ed integrale esecuzione delle sentenze. Consideriamo, peraltro, che questi ultimi due aspetti meritino ulteriore approfondimento, al fine di verificare la loro compatibilità con lo spirito del sistema in vigore e con i delicati equilibri istituzionali a suo tempo disegnati. Occorrerà anche evitare che alcune di tali proposte possano appesantire il meccanismo anziché snellirlo.

Con riguardo alla lotta al fenomeno della tratta degli esseri umani, particolarmente delle donne e dei fanciulli, L’Italia ha sempre svolto un ruolo particolarmente attivo sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Nel sottolineare il profilo sempre più globale della lotta a questo fenomeno, contiamo sul maggior numero di ratifiche possibile del “Protocollo sulla prevenzione, soppressione e repressione della tratta delle persone, particolarmente donne e bambini” firmato a Palermo nel quadro delle iniziative delle Nazioni Unite, affinché possa entrare al più presto in vigore fornendo il suo contributo a livello mondiale. Fermo restando il nostro sostegno agli strumenti che le Nazioni Unite potranno adottare in materia,  riteniamo che una Convenzione del Consiglio d’Europa dovrebbe focalizzarsi maggiormente sugli  aspetti più propriamente umanitari del fenomeno, che non trovano una così esaustiva tutela in ambito ONU, ove prevalgono invece gli aspetti connessi alla prevenzione e alla repressione.

Un altro fenomeno contro il quale vanno intensificati i nostri sforzi a livello europeo è quello del terrorismo. L’importante ruolo che il nostro continente può svolgere è anche finalizzato alla prevenzione e alla lotta al terrorismo a livello mondiale, dovunque esso nasca e dovunque esso agisca. Appoggiamo quindi tutte le iniziative intraprese dal Consiglio d’Europa in materia di lotta al terrorismo, tra cui il “Protocollo alla Convenzione Europea per la lotta al terrorismo” aperto oggi alla firma, che costituisce un ulteriore importante tassello nella  lotta al fenomeno. Certi dell’utilità del contributo europeo, guardiamo con interesse anche all’idea formulata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa della redazione, nel quadro della collaborazione con l’azione delle Nazioni Unite, di una nuova Convenzione Europea contro il terrorismo che tenga conto dei nuovi scenari sviluppatisi negli ultimi anni.

In merito alla libertà di circolazione in tutta l’Europa, riteniamo che si tratti di uno degli obiettivi di lungo periodo sul cammino della creazione di un’Europa senza barriere, verso il quale indirizzare i nostri sforzi. Al contempo dobbiamo in ogni caso tenere conto delle esigenze di sicurezza poste a tutti i Paesi europei dall’acuirsi di alcuni fenomeni criminali come la tratta degli esseri umani e dall’accresciuta minaccia terroristica.

Grazie

 

 
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