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Convegno “I socialisti riformisti nel PdL”

Milano - Palazzo delle Stelline, Corso Magenta n. 61

Sabato 19 novembre 2011, ore 10.00

 

MARGHERITA BONIVER. Fabrizio ha fatto un’analisi, come sempre, molto accurata, entrando anche nei dettagli dei passaggi più sgradevoli e pericolosi di questa ultima fase del Governo Berlusconi e di una maggioranza che è andata via via sfrangiandosi per motivi talvolta incomprensibili. Per esempio, i colleghi che sono andati sia nell’UDC sia a sinistra, in gruppi misti di cui nessuno ricorda neanche più il nome, hanno fatto un eccellente servizio – lo dico con sarcasmo –, lasciando Berlusconi attaccato a pochissimi voti alla Camera dei deputati e provocando, di fatto, con la loro fuoriuscita, quel gesto di grandissima responsabilità di cui tutti sappiamo, anche perché occorre sottolineare che Berlusconi continuava ad avere una solida maggioranza al Senato, cosa che, in un altro momento politico, avrebbe potuto determinare delle scelte diverse da parte del Capo dello Stato.

A ogni modo, cosa fatta capo ha, come si suol dire. Siamo oggi di fronte a un Governo di tregua; insomma, di pompieri: la casa brucia si telefona al 115 e arrivano i pompieri, e che pompieri. Ieri Monti ha detto, con grande eleganza, che non sopporta che questo governo sia definito dei poteri forti. Noi non lo faremo, non soltanto perché il Presidente del Consiglio ci invita a non farlo, ma anche perché basta vedere – presto saranno on line – i redditi di una buona parte dei componenti di questa compagine ministeriale per capire che sono non forti, ma fortissimi. E forse proprio per tutelare questi redditi, si daranno da fare sulla primissima emergenza, quella di convincere la Banca centrale europea e soprattutto la Merkel, che si sta ostinando su un’agenda assolutamente sbagliata, che con tutti i passi compiuti dalla mitica Europa – e l’Europa siamo anche noi, quale Paese fondatore – non ne hanno azzeccata una. Pertanto, siccome è stato eletto dal Parlamento per questo, mi auguro che, quando la settimana prossima si recherà a Strasburgo e a Bruxelles per incontrare i vertici europei, il Presidente Monti si rimbocchi le maniche, spingendo non solo a rivedere in un contesto più corretto un nuovo ruolo per la Banca centrale europea, ma soprattutto a intraprendere una difesa più ardita della moneta comune, pena un scivolamento verso scenari finanziari sempre più disastrosi.

Il quadro che ci aspetta non è particolarmente incoraggiante. Non si vedono salvatori della Patria e occorre concentrarsi per intervenire subito con tutte le misure necessarie. Noi diciamo basta a questa ortodossia monetarista. Ormai siamo diventati tutti esperti di termini bancari; sappiamo che cosa è lo spread o lo stress test e altre parole che erano impensabili per noi. Tuttavia, il risultato di questo è che, sotto gli occhi di tutti, siamo alle prese con quel mostro speculativo di cui parlava prima Fabrizio. Siamo in una fase di anarcocapitalismo, come qualcuno giustamente comincia a dire.

In conclusione, cosa dobbiamo fare? Quando vedo le grandi adunate degli appartenenti alla vecchia DC, mi si stringe il cuore perché, ogni volta che giriamo per l’Italia, il nostro popolo socialista chiede sempre “ma noi cosa facciamo?”. (Applausi)

Ecco, penso che dobbiamo cogliere questo passaggio insidioso dal punto di vista politico che, probabilmente, determinerà anche –spero di no – la fine di un bipolarismo che, invero, è diventato del tutto ingestibile. È, infatti, fondamentale lavorare con molta umiltà, ma capillarità. Mi dispiace, tra l’altro, che Ciccio non sia con noi oggi perché lui è proprio uno degli esempi più forti di questa capacità di tenere insieme la nostra tribù. (Applausi)

Dobbiamo ricordare che siamo una famiglia. Nel 1994 abbiamo compiuto, senza ombre, la scelta di entrare in Forza Italia e poi di continuare ad accompagnare Silvio Berlusconi nell’opera gigantesca che ha realizzato, naturalmente con alti e bassi, ma senza mai cambiare idea. D’altronde, questo non è certamente il momento di cambiare idea, bensì di rimboccarsi le maniche e di tornare a incontrarci, ad ascoltarci e anche a studiare. Ormai non si studia più in politica; vi sono troppi politici improvvisati che forse sono bravi a bucare lo schermo, ma non hanno letto nessun libro negli ultimi dieci giorni. Dobbiamo, allora, continuare a studiare, a incontrarci e volerci bene. Questo è un altro concetto non politico, ma che appartiene molto fortemente alla nostra tradizione. Eravamo una grandissima famiglia – come dimostrano, in tutta la sua magnitudo, i 4 milioni di voti di cui si è parlato – e dobbiamo mantenere, all’interno del PdL, una nostra riconoscibilità, una nostra forza e una nostra organizzazione al servizio della democrazia e soprattutto al servizio del bene del nostro Paese. (Applausi)

 

 
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